Pian piano, siamo arrivati alle colline di Asciano, e la vista divenne più mozzafiata in ogni momento. Ero piena di curiosità per vedere dove Paolo aveva la casa. "QUESTA E’ LA STRADA', ha detto, 'LEONINA'. Come se fosse una republicca propria sua, con una sua propria famiglia reale, da una favola. Non potevo credere ai miei occhi. Abbiamo girato su una strada sterrata che era fiancheggiata su entrambi i lati con cipressi. La strada saliva sempre più in alto, i cipressi mai ad abbandonarci, ed mi sono sentita come se fossi in viaggio segreto di paradiso perduto. Era la fine dell’estate, e l'aria che ronzava dentro e fuori i finestrini della macchina era calda ed inebriante. L’aria era da imbottigliare, da drogarsene. I punti di vista da entrambi i lati della strada erano altro che belli e da un’altro terreno. A sinistra apparse una visione perfetta delle Creti Senesi, le colline argillose senesi. Sembrava contemporaneamente fuori i tempi degli etruschi antichi, ed un paesaggio da un altro pianeta etereo lontano. A destra c’erano colline di campi di grano verdi e dorati che, sotto la luce radente del tardo pomeriggio potesse farti piangere dalla loro bellezza. Si alzò in alto, una collina alla volta, fino a quando noi eravamo proprio sotto un casolare rinnovato. Li’ Paolo disse con orgoglio, 'IO VIVO QUI'. Non potevo credere quanto era spettacolare il luogo. Sembrava di essere una muta dal mio silenzio. Ho potuto vedere delle sculture in marmo nel cortile anteriore sopra il bordo spesso e tortuose di cespugli di alloro mentre stavamo per entrare nel parcheggio. Abbiamo camminato lungo il sentiero verso la porta dove ho potuto vedere un imponente arco di marmo nella parte anteriore della sua casa. Ha poi spiegato che è stato fatto in 'Giallo di Siena', un marmo giallo-oro dalla regione. ‘Giallo di Siena a Leonina’.... i suoni ballavano per la mia boca..... Che posto. Che sogno. Che uomo affascinante. La sensazione complessiva del giardino è stata meravigliosa, siccome ci sono state più piccole sculture in marmo dappertutto il suo prato. Siamo entrati dentro il suo posto e ho avuto la visita completa. La casa era alta ma stretta, e completamente cool. Ci sono stati accenti in marmo ad ogni sguardo, e la scalinata arrivava su un secondo piano pieno dei dipinti di Paolo. Al terzo piano Paolo aveva stabilito la sua camera da letto su un soppalco, che mi susurava ‘pace’. Avevo sempre amato l’idea di dormire su un soppalco, come un rondine al nido. Poi, da bambina avevo un letto a castello e di pensare a dormire lassu’ con lui mi fece pacificare. Abbiamo parlato, mentre ha iniziato la cena e mi sono sentito immediatamente a casa con lui, nonostante il pre-bacio tensione che sempre accompagna un primo appuntamento. Io ero seduto al tavolo, mentre lui ai fornelli, e mi ha scoperto in un momento di sguardo fisso verso lui che, ovviamente, non stavo facendo abbastanza di nascosto. Quando ha catturato il mio sguardo, si è mosso rapidamente verso di me, sulla mia sedia, e si e’ mosso verso me per un bacio appassionato. Mi sentivo come se fossi una gazzella che era stata sorpresa da un leone in un video della fauna selvatica. Come se la calda personalità di Paolo e il suo bel sguardo non sono stati sufficienti ad ubriacarmi di infatuazione, il paesaggio di Leonina mi ha fatto girare la testa e cosi, l'affare è stato sigillato più rapidamente. Ancora più importante, lui era un tesoro reale, e ho sentito che forse avevo finalmente trovato il link che mancava nella mia vita senese................
Il posto di Paolo era la dimensione perfetta per due, ed i prossimi mesi sono stati di beatitudine. Non abbiamo mai avuto neanche un’argomento. Ho finito un altro lavoro o due in restauro, ma poi le cose si sono prosciugate. Non c'è nulla come la sensazione del forte sole italiano sul tuo viso, ed il sole a Leonina era onnipotente, tonificante, e fece fermare il tempo. Ci piaceva stare intorno alla piscina durante il weekend e c'era sempre una sorta di festa in corso con della gente simpatica con cui ero felice di condividere il mio tempo. E' stata una esistenza grande. Purtroppo c’erano sogni che non avevo perseguito e sentivo che sarebbe impossibile da realizzare se fossi rimasta dove mi trovavo. ( Un’idea sbagliato). Sono sempre stata una sognatrice. La vita era dannatamente dolce proprio lì dov’ ero, ma ho sempre avuto un talento per inventare un motivo per scappare, non importa quanto fosse abbondante mio paradiso momentaneo. Sentivo una mancanza. Ho voluto creare, a scrivere canzoni e storie. Io ed il mio ‘ego’ volevamo essere meno anonime di quanto lo fossimo. Ho avuto sogni grande, più nella mia testa che potesse contenere Home Depot, Leggoland e New York City. Non sapevo da dove iniziare il cammino per trasformare i miei desideri in una realtà soddisfacente, ma aveva un prurito che mi diceva che avrei piu’ speranza se fossi tornata negli Stati Uniti. E’ stata, dopo tutto, la terra delle opportunità, giusto? Ero scappata dal’inizio per Siena, e poi rimasta nascosta come Harrison Ford in Il Fuggitivo. Tranne che non ho dovuto dimostrare la mia innocenza, solo la mera questione del mio valore nel mondo. Di questo ne ero sicura, e mi sembrava di vivere la vita di un vigliacco se fossi rimasta dove mi trovavo. Forse ero solo piena di merda e di scuse. Di certo non ero disposta ad ingoiare il mio orgoglio ed accettare le possibilità di carriera minuscole che mi stavano guardando in faccia. Avrei potuto vivere una esistenza tranquilla contemplativa con l'amore di un buono uomo accanto a me, eppure ero affamata per altre cose in più, anche se non ho potuto individuare ciò che è stato in quel momento. Io agivo come un’ americana avida, e basta. Avrei dovuto trovare una maggiore disciplina dentro di me. Piu’ grinta.
Su uno splendido pomeriggio a metà maggio, sono uscita da sola per conquistare il ciclo di sei miglia intorno ai crateri. Ho lavorato la mia strada fino ad essa, siccome la corsa è stata uno dei pochi modi in cui avevo trovato un senso di controllo. Ho fatto la mia strada finche’ ero passata al castello e sono arrivata ad un altro gruppo di condomini, dove una madre era fuori a giocare con i suoi figli. Il loro mastino, magro, e grigio, era al guinzaglio sul recinto che si trovava appena fuori al lato della strada sterrata. Era una bestia grande. Mentre gli stavo avvicinando, ha iniziato ad abbaiare come se facesse una tempesta territoriale, e sarebbe stata pietrificata per continuare avanti se io non avessi visto che era legato alla recinzione. Tranne un tratto, venne annullata il suo guinzaglio, e in una frazione di un secondo è stato affondo contro di me. Non c'era niente per fermarlo di attaccarmi, e sono stata afferrata dal terrore. Si e’ attaccato alla mia anca destra proprio sull'osso, ed ero faccia a faccia con i suoi diabolici occhi bianchi-blu. Questa bestia era tutto muscoli, e non potevo fare altro che pregare che avrebbe allentato il morso bruciante che era sulla mia carne. La madre cominciò a gridare, non sapendo cosa avrebbe dovuto fare, e improvvisamente il cane diavolo mi lascio’ andare. Ero così pompata con adrenalina dal terrore del momento che ho ricominciato a correre come se la mia vita ci dipendesse. La donna gridava "Non correre !.... Mi dispiace! ", ma io ero già sul ‘pilota automatico’ alimentato da una corsa incredibile che comprendeva l'istinto del volo, una resistenza indotta biologicamente, ed il mio buon senso che ha detto 'Vatene molto lontano da qui e farlo in fretta'. Non avevo mai vissuto una forza fisica di simile prima, e mai successivamente. Sono stata inarrestabile. Ho lasciato la scena dietro di me nella polvere e la distanza, e senza il pensiero di rallentare, ho continuato a correre. Corsi giù nella sezione inferiore del lago sui crateri e mi muovevo attraverso il paesaggio come una gazzella. Come un guerriero. Ero appena cosciente del mio corpo, il mio respiro, o quanto lontano ero andata. Prima che me ne fossi resa conto, avevo fatto tutto il viaggio di ritorno in giro per l'ingresso della strada sterrata che portava indietro fino a casa nostra, e ho iniziato la mia ultima salita. Sono entrata all'interno della casa, e l'adrenalina finalmente se ne andava, percio’ ho cominciato a sentire il dolore del morso di nuovo. Ho chiamato Paolo al lavoro e ho lanciato nel dramma di tutta la storia. Il cane diavolo aveva lasciato un segno grave sul mio fianco, aveva rotto la pelle, e ci stava già iniziando un livido. Paolo è stato giustamente preoccupato, e diceva di tornare a casa presto, ma sapendo che non ero più in alcun pericolo reale, gli ho detto di non preoccuparsi. Qualcosa si era liberata in me quel giorno, e dopo il terrore, le lacrime, il sudore e la distanza che avevo corso, mi sono chiesta se non fosse l’ora di andarmene via. Non ero tanto impaurita di restare dove ero, quanto ero pronta a smettere di comportarmi come il mio proprio peggior nemico.
Ero piena di scuse stupide, e ne sono partita con una come un paracadute per essere tornata "a casa". Capisco solo adesso che di sentirsi d’aver ‘casa’ sia un sentimento quanto importante che sia aver il cibo, l’aqua e l’aria da respirare. Ci voleva un coraggio grande per decidere di vivere li’, fuori il mio paese, lontano dalla mia famiglia, ma avevo seguito il mio istinto che diceva ‘Qui tu appartieni’. Nei quattro anni in più che avevo trascorso lì, ero sbocciata da una studentessa americana insicura di sé e piena di dubbi, ad una giovane donna coraggiosa che ha saputo prosperare, o almeno sopravvivere da sola. Ho misurato le vittorie della mia vita uno macchiato gustoso alla volta. Un giorno, mesi fa, in Piazza Il Mercato, mi ero trovata in mezza ad una conversazione senza sforzo con una anziana donna senese. Qualcosa di cui ce ne siamo parlate mi ha portato a dirle che ero da New York, e lei ha detto sinceramente che dal mio italiano, era sicura che io fossi nativa. In questo scambio momentaneo complementare, avevo vinto la mia borsa di studio Fullbright, sono stata promossa, ed ho meso un premio ‘Golden Globe” sul mio mantello. Ma in fondo, nata un’americana, sempre un’americana. Eppure le mie opzioni sono diventate piuttosto limitate senza documenti e quatrini, abbastanza per vivere una vita toscana piu’ facile che sognavo. Il libro ‘ Sotto il Sole Toscano’ di Frances Mayes mi ha proprio freggato. Spontaneamente, anch'io volevo essere la proprietaria di un casolare abbandonato e vivere una vita rispettabile e gloriosa, con tempo per ristrutturare la casa e preparare dei pasti decadenti con basilico fresco dal mio giardino. Accidenti a lei e il suo romanzo ben venduto! Accidenti ero delusa, e temeva che, per risparmiare soldi per la casa senese dei miei sogni, avrei bisogno prima di ottenere uscita da Siena. Non mi ricordo quanti giorni sono passati prima che ho iniziato la discussione con Paolo, ma mi ricordo che ero davvero triste di lasciarlo. Ha cercato di agire come se avesse capito la mia decisione, ma i suoi occhi hanno raccontato una storia diversa. Lo invitai a venire a vivere con me e fare la prova a New York, ma sapevo che c'era solo una piccolissima possibilità che mai lui avesse avuto fatto la mossa. Fare o morire, la mia decisione è stata presa, e un piano è stato messo in moto. Meno di un mese dopo, ci siamo detti un arrivederci cinematografico e doloroso presso l'aeroporto di Pisa, che è stato uno dei giorni più difficili della mia vita. Non va bene correre delle paure e problemi della vita, ma io ne ero diventata esperta. A luglio ero in pieno shock culturale tornata nello stato di New York, e lavorando sodo per chiudere un capitolo veramente bello nella mia vita. Ero sicura che stavo facendo scelte coraggiose per la mia auto giovane, ma da quando ho lasciato Siena c'è stato qualcosa di vitale mancante in me che non sono stata in grada di rimediare. Ne con la forza della mia penna, la mia voce, né denaro, o nuovo amore. Ho ballato facilmente in una carriera come restauratrice, poi ho iniziato a scrivere e suonare canzoni al vivo. Successivamente ho studiato la terapia di musica e la voce jazz, ma la stessa paura del fallimento e di mediocrita’ che avevo provato seduta a Leonina era ancora con me a prescindere delle linee latitudinale della mia destinazione. Il mio vero problema era che non potevo mai accontentarmi. Ero ‘un maniaco del lavoro’, e sono saltata sulla ruota del criceto di duro lavoro a New York, inseguendo il successo, la stabilità e la reincarnazione di me stessa che mi avrebbe permesso di guardarmi allo specchio ed essere contenta di come vivevo i miei giorni. Ho cercato di vincere la lotta sulla mia strada attraverso relazioni fallite, fatture mediche, e la definizione nuova e cambiando di 'cosa fare per “riuscirci” in America'. Otto anni sono passati prima che io venissi su per aria, e sentivo un pensiero pessante che forse avevo commesso un grosso errore a lasciare Siena. Gli ingredienti della mia ‘dolce vita' sono stati li’, dentro una bella ciotolina, proprio sotto il mio naso da sempre. Ero scappata a Siena al inizio. Poi sono scappata di nuovo di tornare a New York con la speranza che le mie paure si sarebbero rimasti li’ nei campi Toscani. Invece avevano fatto l’autostop indietro con me, e c’erano ancora a succhiare la vita dalle mie vene come sanguisughe disperate di rimanere con la loro ospite. Improvisamente avevo trentotto anni e rimettevo in discussione TUTTO.
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